Riapertura ciclofficina
La ciclofficna etnea, sempre in cerca di una sistemazione, riapre provvisoriamente ogni lunedì dalle ore 9.00 alle ore 11.30 presso il centro di musica etnica Wama' in via Pistone.
La ciclofficna etnea, sempre in cerca di una sistemazione, riapre provvisoriamente ogni lunedì dalle ore 9.00 alle ore 11.30 presso il centro di musica etnica Wama' in via Pistone.
I sottoscritti cittadini, considerata l’operazione della magistratura e della
questura di Catania del 30 ottobre 2009 che ha portato allo sgombero
forzato dei locali del Centro Popolare Experia in via Plebiscito 782 di
Catania,
Rivendicano
l’importanza cruciale che da 17 anni il Centro Popolare riveste per la città,
in quanto unico luogo di aggregazione sociale e popolare nel quartiere
Antico Corso e presenza attiva che riqualifica l’intero quartiere attraverso
le sue innumerevoli attività sociali, politiche e culturali quali doposcuola
per i bambini del quartiere, palestra popolare di judo, lotta libera e
capoeira, laboratori creativi di ciclofficina e giocoleria oltre a feste e cene
popolari,
CHIEDONO
l’apertura immediata dei locali del Centro Popolare.
Clicca per firmare la petizione online
MERCOLEDI' 04/11 - RADUNO DELLA MASSA CRITICA ALL'EXPERIA h. 21.30
GIOVEDI' 05/11 - CICLOFFICINA OPEN-SKY IN VIA DEL BAMBINO (ACCANTO L'EXPERIA) h. 19-23
La ciclofficina riapre con un nuovo orario.
Vi aspettiamo dalle 19:00 alle 23:30 tutti i martedì sempre al CPO Experia
A presto
A tutti gli affezionati amici che hanno sentito la nostra mancanza in questo rovente agosto(cioè nessuno) la ciclofficna etnea rimarrà ancora per qualche tempo chiusa per permetterne un restiling e riorganizzare un poco tutto in modo da renderla più funzionale. Speriamo di aprire prima della fine di settembre, se al momento avete donazioni da fare (bici, telai, attrezzi e tutto quello che può essere utile in una ciclofficina) scrivete pure alla nostra mail ciclofficinaetnea@gmail.com
Saluti ciclici
LA BICI SOTTO IL VULCANO (2007) di Alessandro Marinaro
Produz. 095mm - Documentario - DV/Cam - 30’ - col.
Chiunque abbia percorso qualche volta le strade che da Catania portano a Nicolosi l'avrà di certo notato.
Una
bicicletta malmessa, carica di casse e buste, e un uomo che –
stancamente ma con ostinazione – saliva lungo il ciglio della strada.
Quell'uomo era Orazio Di Grazia, ottantacinquenne catanese che ogni
giorno raggiungeva il paesino inerpicato sull'Etna con la sua fidata
bicicletta, trasportando chili su chili di frutta e ortaggi. Alessandro
Marinaro è un giovane videomaker che ha girato “La bici sotto il
vulcano”, un documentario sulla vita quotidiana di questo misterioso
personaggio. «Ho sempre desiderato raccontare la storia di quest'uomo,
sin da quand'ero bambino, quando lo vedevo spingere faticosamente la
sua bici per le strade dei paesi etnei» racconta Alessandro nelle sue
note. «Allora non riuscivo a capire le motivazioni che lo spingevano a
comportarsi così. Sapevo dentro di me che non dovevo seguire la strada
delle stupide illazioni, delle ipotesi pronunciate da chi crede di
avere la verità in bocca, ma dovevo entrare nel personaggio,
avvicinarlo, accostarmi a lui ed invitarlo a raccontarsi. Solo in quel
modo sarei riuscito a giungere a possibili soluzioni e a scoprire
quanto sia profonda la storia di questo vecchietto ingobbito ed esile,
dalla volontà d'acciaio». La storia del signor Di Grazia somiglia alla
trama di un romanzo, di quelli che lasciano un sapore agrodolce e non
possono mai più essere dimenticati. Credendolo morto in Iugoslavia,
durante la guerra, la fidanzata era stata costretta a sposare un altro
uomo. Orazio tornò sano e salvo in Sicilia, ma era troppo tardi. Per la
disperazione, la giovane si lasciò morire e lui decise che il suo cuore
non avrebbe più avuto una sostituta. Il signor Orazio è morto il 4
novembre scorso; fino a qualche giorno prima aveva scalato quella
strada che un paio di volte l'aveva visto a terra, arrotato dalle
macchine in corsa. Il regista lo descrive come «un personaggio
anacronistico, fuori dal tempo, per scelta e per costrizione, che
racconta pezzi incredibili di vita attraverso il suo volto rugoso, le
sue mani callose, la sua voce mite e saggia, il suo cuore tenero e
infaticabile». Dal documentario “La bici sotto il vulcano”, deriva il
ritratto di un uomo assolutamente straordinario, nel senso letterale
del termine, ovvero fuori dal comune, apparentemente alienato dalla
realtà, in concreto perfettamente in grado di esprimere il suo amore
per Dio, da un lato, e il suo disprezzo per la modernità, dall’altro.
Un viso antico,un’espressione d’altri tempi, di quelli che parlano
senza parlare.
Per quanti non hanno mai incrociato la propria
strada con Orazio, la descrizione migliore è quella dello stesso
Marinaro: «il suo viso è l'immagine di una meravigliosa Sicilia
contadina che si dissolve pian piano; la sua voce tutto ciò che di
indelebile si potrà rievocare».
Vi aspettiamo numerosi!
Ingresso gratuito.
COS'E' LA CICLOFFICINA ETNEA?
Le risposte a questa domanda possono essere molte. Eccone alcune.
1)
È uno spazio all’interno del cpo Experia, pieno di biciclette più o
meno smontate, attrezzi, bulloni, camere d’aria e gente sudata che
armeggia.
2) Un posto dove si condividono conoscenze e attrezzi.
Per
chi vuole imparare a centrare le ruote, per chi vuole imparare a
smontare e rimontare il movimento centrale, per chi il movimento
centrale manco sa che è, anzi gli sta pure antipatico perché gli
ricorda la DC.
3) Un incentivo all’utilizzo della bici.
Per chi
vorrebbe venire alla Critical Mass ma non ha la bici, per chi vorrebbe
andare al lavoro in bici ma ha paura di bucare e non saper cambiare la
camera d’aria, per chi ha una bici arrugginita in balcone e vorrebbe
ricominciare ad usarla ecc. ecc.
4) Un posto dove chi ha un progetto in testa trova lo spazio e gli strumenti necessari a realizzarlo.
Per
chi vuole pulire la catena ma a casa hanno appena dato la cera, per chi
vuole costruire un batiscafo a pedali, per chi vuole vincere il giro
d’Italia con una bici comprata al discount e pezzi trovati per terra,
per chi ha contratto debiti per il resto della vita per comprarsi la
bici dei suoi sogni e vuole mantenerla perfetta.
5) Un luogo dove
raccogliere e diffondere materiali contro-informativi riguardo l’uso
sovversivo della bicicletta, ma anche riguardo la critica alla società
del petrolio, dell’automobile, del consumismo e della guerra.
PERCHÉ UNA CICLOFFICINA IN UN CENTRO SOCIALE?
Perché la costruzione di una società migliore passa anche attraverso il
superamento della cultura dell’automobile, e la bicicletta è uno dei
mezzi (non l’unico, certo) più indicati a questo scopo.
Perché ci
dicono che viviamo nella città più bella del mondo, ma poi ci obbligano
a trascorrere ore su svincoli stracolmi di automobili o in strade
sature di aria irrespirabile.
Perché crediamo che uscire dalla schiavitù economica di bollo-assicurazione-tagliando-revisione sia un oggettivo miglioramento delle nostre condizioni di vita.
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